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housecrash
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MessaggioInviato: 25 01 2010 11:35    Oggetto: Rispondi citando


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Ericsson ha chiuso il IV trimestre con l'utile netto in calo del 92% a 314 milioni di corone (30,7 mln euro) dopo costi di ristrutturazione per 4,3 miliardi. Il dato è nettamente peggiore delle attese degli analisti, che puntavano in media a 3,23 miliardi. Il 2009 si è chiuso con un utile di 11,3 miliardi (6,7 mld nel 2008). Il piano di risparmi annunciato un anno fa dovrebbe portare al taglio di 6.500 posti contro i 5.000 inizialmente previsti.

Nel quarto trimestre il fatturato di Ericsson è diminuito del 13% a 58,3 miliardi di corone (contro una stima di 59,8 miliardi) di riflesso alla crisi economica e a una concorrenza nel frattempo aumentata - per quanto riguarda il settore degli apparecchi telefonici - da parte della cinese Huawei. «Nel corso della seconda metà del 2009 le vendite delle reti hanno scontato da un calo delle spese degli operatori in molti mercati» ha affermato il presidente Hans Vestberg, spiegando che le note negative sono arrivate soprattutto dall'Europa centrale, dal Medio Oriente e dall'Africa. Inoltre, non bisogna dimenticare che i pessimi risultati che le due joint venture della holding svedese, Sony-Ericsson e St-Ericsson, hanno presentato venerdì scorso hanno gravato sui conti (con un carico negativo pari a 1,46 miliardi di corone contro 1,28 miliardi del 2008). «Abbiamo mantenuto le quote di mercato in tutti i segmenti, il cash flow è buono e la nostra posizione finanziaria è forte» ha sottolineato ancora Vestberg. Pochi esperti comunque prevedono un forte rimbalzo dell'attività nel settore e, pur considerando i segnali di miglioramento evidenziati dall'economia mondiale, rinviano una ripresa al 2011.

Il gruppo svedese non ha dato alcuna previsione per l'esercizio in corso ma ha ricordato che, nel 2009, gli operatori di un certo numero di Paesi sono stati molto prudenti nel programmare i loro investimenti. I mercati di Cina, India e Stati Uniti tuttavia, dovrebbero rimanere forti, così come il segmento dei servizi professionali.

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MessaggioInviato: 26 01 2010 19:05    Oggetto: Rispondi citando


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Il gruppo Fiat ha deciso di fermare la produzione in tutti gli stabilimenti della divisione auto dal 22 febbraio al 7 marzo. Lo ha reso noto la società, precisando che la misura, che coinvolge circa 30mila addetti, si è resa necessaria in seguito all'assoluta mancanza di ordini a partire dai primi giorni di gennaio.

Dopo il periodo positivo di fine 2009, grazie all'effetto incentivi per ora non rinnovati dal Governo, gli ordini che si stanno raccogliendo in Italia a gennaio «si stanno drasticamente ridimensionando ad un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell'anno scorso, quando il mercato era in grave crisi». Come spiega Gian Primo Quagliano direttore del Centro Studi Promotor a Motori24, non è tanto il mancato rinnovo, quanto l'effetto attesa degli incentivi a danneggiare pesantemente la domanda di gennaio. L'Esecutivo ha da tempo annunciato nuove misure di sostegno al comparto. È logico quindi che chi vuole comprare una nuova auto preferisca aspettare che queste vengano varate prima di acquistare.

«Prevedendo che questo andamento negativo continui - scrive Fiat che ha recentemente presentato i conti 2009 - è quindi necessario adeguare i livelli produttivi alla domanda. Gli stabilimenti interessati al fermo delle attività sono Mirafiori, Termini Imerese, Sevel, Sata - Melfi, Cassino e Pomigliano.

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MessaggioInviato: 29 01 2010 12:31    Oggetto: Rispondi citando


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Il tasso di disoccupazione a dicembre è salito all'8,5% dall'8,3% di novembre. Lo rileva l'Istat, precisando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008.

L'Istat rende noto che il numero di occupati a dicembre 2009 è pari a 22 milioni 914 mila unità, sostanzialmente invariato rispetto a novembre e inferiore dell'1,3 per cento (-306 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di occupazione è pari al 57,1 per cento (invariato rispetto a novembre e inferiore di 1,1 punti rispetto a dicembre 2008). Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 138 mila unità, in crescita del 2,7 per cento (+57 mila unità) rispetto al mese precedente e del 22,4 per cento (+392 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione raggiunge l'8,5 per cento (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e +1,5 punti percentuali rispetto a dicembre 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2 per cento, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008.

E sempre sul tema del lavoro si segnala un dato sugli stipendi che, secondo quanto emerge dal rapporto 2010 dell'Eurispes, sarebbero più bassi tra i paesi industrializzati. Nel documento l'istituto ricorda che nell'area Ocse a parità di potere d'acquisto, il nostro paese occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro.

Tra i paesi con il maggior salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774). Il nostro Paese con 21.374 dollari occupa invece la ventitreesima posizione, collocandosi dopo quegli altri paesi europei con retribuzioni nette annue che si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali: Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632), e superando invece solo: Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716).

I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati, mediamente il 17% in meno della media Ocse, il cui valore è pari a 25.739 dollari. Se invece come termine di paragone viene assunta l'Europa a 15 (27.793 dollari annui di media), lo stipendio italiano è inferiore del 23% o nell'Europa a 19 (mediamente 24.552 dollari annui), il compenso medio annuo del lavoratore italiano è minore del 13%. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel corso dell'ultimo ventennio il valore degli stipendi degli italiani sarebbe diminuito di quasi il 13% rispetto al Pil, contro una flessione media pari all'8% nelle 19 economie più avanzate.

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MessaggioInviato: 29 01 2010 14:03    Oggetto: Rispondi citando


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Il gruppo Finmeccanica, per fronteggiare la crisi economica, quest'anno dovrà fare ricorso a periodi di Cassa integrazione per circa «1.500 persone», nel comparto «dell'Aeronautica, in alcuni settori della difesa e nello Spazio». Lo ha detto il condirettore generale e direttore finanziario Alessandro Pansa durante una conference call sulle nuove stime del gruppo per il 2009 e per il 2010.

L'annuncio arriva il giorno dopo la presentazione dei conti che, per il colosso a partecipazione statale, sono stati migliori del previsto. I ricavi consolidati, ha comunicato l'azienda, saranno compresi tra 17,9 e 18,3 miliardi di euro, superiore ai 17,1-17,7 precedentemente comunicato. L'Ebita sarà pari a 1,56-1,58 miliardi, rispetto al valore di 1,55-1,62 miliardi previsti. I dati previsionali sono stati esaminati dal cda. Il dividendo - ha detto il presidente e amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini - sarà lo stesso distribuito lo scorso esercizio. Gli ordini acquisiti per il 2009 ammonteranno complessivamente a 21-21,5 miliardi, mentre l'acquisizione degli ordini nel 2010 é prevista in crescita rispetto al 2009, con un valore superiore ai 21 miliardi.

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MessaggioInviato: 31 01 2010 09:32    Oggetto: Rispondi citando


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Dall'ottobre 2008 al dicembre 2009 le ore di cassa integrazione (tra ordinaria e straordinaria) autorizzate sono state oltre 1 miliardo. Lo rileva la Cgil nel Rapporto sulla Cig del 2009 a cura dell'osservatorio sulla cassa integrazione del Dipartimento settori produttivi del sindacato di Corso d'Italia.
Nel solo 2009 - spiega la Cgil - c'è stato il maggiore ricorso alla Cig di sempre, con oltre 918 milioni di ore (+311% sul 2008).

Tra le regioni che hanno totalizzato un maggiore ricorso alla cassa integrazione ordinaria, si segnalano la Lombardia con 182 milioni di ore per un aumento del 627%, l'Emilia Romagna (+813%), l'Abruzzo (+618%), il Piemonte (+532%), il Veneto (+567%) e le Marche (+482%).

«La Cig - sottolinea la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso - ha permesso di contenere, fino ad oggi, in parte i riflessi della crisi sull'occupazione e per questo resta essenziale intervenire per prolungare i massimali della cassa integrazione ordinaria, come fondamentale obiettivo immediato per fermare i licenziamenti».

Le ore di Cig hanno coinvolto un numero di lavoratori che ha superato il milione: per costoro i riflessi della loro condizione sul reddito sono stati molto pesanti. Nel rapporto si calcola che l'ammanco nelle loro tasche è di oltre 3 miliardi e 300 milioni mentre se consideriamo il valore assoluto, ovvero le zero ore, la minora disponibilità economica peggiora ulteriormente ed è di oltre 3 miliardi e 700 milioni (sempre considerando valori e perdite medie sugli stipendi). Ovvero, ogni lavoratore se è stato in Cigo o in Cigs in relazione ad un periodo di 25 settimane, ha perso tra i 3.000 e i 3.500 euro, mentre un lavoratore che è stato a zero ore per tutto l'anno ha perso tra i 7.500 e gli 8.000 euro.

«L'alto ricorso alla Cig - fa notare ancora la Camusso - ha rappresentato nello stesso tempo una difesa dagli effetti della crisi produttiva ma anche il risultato di una crisi profonda che ha investito il nostro apparato produttivo». Una crisi che per la dirigente sindacale «non è affatto superata, anche se siamo in presenza di una ripresa minima degli ordinativi almeno sulle esportazioni, mentre permane un forte segnale negativo dettato dall'assenza di investimenti in macchine utensili e strumenti, da parte delle imprese». Camusso conclude ricordando che «ciò che noi stiamo registrando in queste settimane è un aumento delle richieste di licenziamenti: un nuovo fronte della crisi che si sta aprendo in molte aziende».

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MessaggioInviato: 31 01 2010 09:44    Oggetto: Rispondi citando


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«Il sentiero della ripresa resta accidentato e disuguale»: lo scrive il Centro studi di Confindustria nella Congiuntura flash di gennaio segnalando una frenata per l'Italia e la Germania. I dati del quarto trimestre 2009 «hanno confermato la ripartenza delle maggiori economie, ma anche la difficoltà ad accelerare il recupero e le diverse velocità a cui sta avvenendo». In testa c'è la Cina, assieme ad altri emergenti, seguita dagli Usa, mentre nell'eurozona hanno registrato una battuta d'arresto Germania e Italia.

«Includendo tra i disoccupati l'equivalente di forza lavoro delle ore erogate di Cig, il dato italiano sulla disoccupazione sale a 10,1% in linea con quello europeo», srive il centro studi Confindustria nella Congiuntura flash rilevando che a dicembre il tasso di disoccupazione in Italia è stato dell'8,5% contro il 10% nell'area euro. «E il trend resta ascendente: a dicembre la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti (28,6%) era ancora nettamente superiore a quella che prevedeva un incremento (9,7%), benchè si fossero stabilizzate le opinioni sulle condizioni operative aziendali»


«Il Pmi manifatturiero statunitense è ai massimi da quasi quattro anni, con segnali molto robusti nei nuovi ordini e perfino nell'occupazione; nell'area euro è al top dal marzo 2008. I consumi cinesi avanzano a ritmi multipli di quelli delle economie occidentali e il loro basso peso sul Pil garantisce ulteriori spazi di rapida espansione. La spesa delle famiglie «è in risalita negli Stati Uniti, seppure graduale, e si rafforzerà con l'imminente svolta occupazionale. Nella Ue rimarrà fragile perchè esposta ai ritardati aggiustamenti del mercato del lavoro. L'incremento della parsimonia è stato diffuso tra i consumatori nei diversi paesi, più forte in Gran Bretagna e Stati Uniti dove appare ora quasi adeguata grazie all'aumento della ricchezza.

«Gli indicatori anticipatori promettono un miglior andamento nella prima metà del 2010, specie nelle economie avanzate». Petrolio meno forte e dollaro meno debole, se duraturi, iniettano stimoli alla domanda in Eurolandia. Le altre materie prime hanno registrato netti incrementi (alcune fino a livelli pre-crisi), anche a causa dei tagli di offerta e del travaso di liquidità; poi corretti seguendo le attese sulla ripresa. I prestiti alle imprese calano nonostante i progressi nelle prospettive di investimento e il riaffluire degli ordini. C'è qualche indicazione di minor selettività del credito. L'ampliamento degli spread ha impedito il pieno trasferimento dei bassi tassi praticati dalla Bce. Gli alti debiti pubblici finora non hanno spiazzato le emissioni obbligazionarie private. L'export italiano fatica ad agganciare il rilancio del commercio globale.

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Cresce la disoccupazione. Le donne reggono meglio degli uomini, mentre tra chi lavora un quarto è comunque precario. Ed è il Nord Ovest che preoccupa. È l'ultima fotografia del mercato del lavoro degli stranieri in Italia. A scattarla è la Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat dei primi tre trimestri 2009 a confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente. «La crisi ha picchiato duro sulle fasce più deboli, soprattutto sugli immigrati che sono da sempre una delle categorie più esposte», spiega Valeria Benvenuti, ricercatrice della fondazione Moressa. A trascinare al ribasso il dato generale è il lavoratore di sesso maschile. Perché se nella componente femminile la disoccupazione è aumentata del 16,9%, in quella maschile il balzo è dell'84,6. «Le donne sembrano aver retto meglio – continua la Benvenuti –, soprattutto perché occupano settori come i servizi alle persone e la ristorazione che fino ad adesso cedono, ma non crollano. Gli uomini, invece, sono impiegati in aree maggiormente colpite come le costruzioni e la manifattura».

In un anno – scrive il rapporto della fondazione veneta – i disoccupati con passaporto extra-Ue (in totale 155mila) sono cresciuti del 29%, mentre i comunitari (70mila) addirittura del 93,6. Nello stesso periodo di riferimento quelli italiani hanno registrato +9,7 per cento.
L'esercito degli stranieri, d'altro canto, aumenta di anno in anno. Infatti, al 30 settembre 2009, la forza lavoro straniera è salita (del 33% i comunitari e del 5% gli extraUe) e registra più uomini che donne (1.214.166 contro 885.825). La recessione ha però ridotto i posti a disposizione. Da un lato cala il tasso di occupazione dei lavoratori stranieri dal 65,7 al 63,6 per cento. Dall'altro, aumenta quello di disoccupazione: dall'8,3 al 10,7 per cento. L'area più colpita dall'aumento della disoccupazione straniera è il Nord-Ovest che, in un anno, segna +60,9 per cento del numero di disoccupati.

Ma ci sono anche segnali positivi. Le famiglie italiane hanno sempre più bisogno dell'aiuto delle colf e badanti: infatti sul fronte occupati, le donne straniere hanno registrato un balzo di +13,6 per cento. A trascinare in positivo il numero degli occupati stranieri – scrivono i ricercatori della Fondazione Moressa – è anche l'agricoltura. La quale, nella media primi nove mesi 2009 sui primi nove mesi 2008 segna un deciso +35 per cento.
Il balzo dell'agricoltura, secondo Valeria Benvenuti, «è dovuto al fatto che c'è una forte vivacità nella richiesta. Ma dipende anche dal fatto che le pratiche di emersione dal lavoro irregolare stanno funzionando».

La fotografia della fondazione veneta mette a fuoco anche le tipologie contrattuali: uno straniero su quattro è un lavoratore precario. Tra questi, quasi tutti hanno un impiego a termine (46%) o part time (50,5%). Con l'aggiunta, in entrambi i casi, di una parola: "involontario". Tradotto, vuol dire che il contratto stipulato presenta clausole imposte dal datore di lavoro. Insomma, al momento della firma, gli stranieri hanno avuto soltanto due opzioni: accettare l'accordo per come è stato proposto o niente. Sul totale degli occupati stranieri, infine, tre su dieci hanno un'occupazione "atipica" (lavoro dipendente a tempo determinato, a tempo indeterminato part time e collaboratori). Il dato degli italiani è dieci punti percentuali inferiore (19,2). «La domanda di lavoro ci sarà sempre – conclude la Benvenuti –, ma il momento poco buono per l'economia nazionale ha introdotto alcune anomalie nel mercato dell'impiego.
Certo la disoccupazione continuerà a restare alta, almeno fino a quando i dati macroeconomici non miglioreranno. Ed è proprio in questo momento che bisogna fare molta attenzione ai lavoratori immigrati. Soprattutto perché buona parte delle famiglie straniere che vivono in Italia sono monoreddito».

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MessaggioInviato: 01 02 2010 16:16    Oggetto: Rispondi citando


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La crisi pesa anche sulle imprese cinesi del distretto pratese. Negli ultimi sei mesi, per la prima volta in 15 anni, è negativo il saldo fra ditte avviate e aziende cessate dagli imprenditori orientali: 218 unità in meno. Lo confermano dai dati dell'osservatorio provinciale sul lavoro.

Gran parte dei 10.800 cinesi residenti in città, per la maggior parte operai nelle ditte d'abbigliamento, sono stati licenziati e riassunti con forme alternative di contratto. Un quinto degli occupati del comparto dell'abbigliamento - per il 96% nati in Cina - in un anno ha cambiato più di un lavoro. Secondo i dati dell'osservatorio, la crescita del tempo determinato fra i cinesi presenta una percentuale a 4 cifre: il 1.700% in dodici mesi.

Difficile stabilire, fra regolare e sommerso, il calo di fatturato delle confezioni cinesi. Dei 2 miliardi di euro stimati lo scorso anno, 200 milioni sono sfumati. Nell'ultimo trimestre 2009, secondo i dati dell'Unione industriale pratese, l'export pratese di abbigliamento e maglieria, in buona parte cinese, è calato del 3,6%. Chi produce abiti ha abbassato i prezzi. Va peggio a chi lavora nell'import. I cinesi dicono che «c'è poco lavoro» e confermano i dati Istat che a livello nazionale hanno registrato una contrazione annua del 18,7% dei capi prodotti in Cina: 21 milioni di euro in meno.

Sulla situazione economica, tace il console generale a Firenze Gu Hongling, che invita a chiedere «alle autorità pratesi». Pesano anche i controlli che hanno fatto infuriare il console nelle ultime settimane e che hanno portato alla chiusura di diverse aziende cinesi irregolari. «Il danno maggiore è per le aziende in regola - spiega però il dirigente italiano di una banca che ha la sede in piena Chinatown -. I nostri correntisti cinesi incassano meno, soprattutto perchè penalizzati dalle notizie sui blitz che scoraggiano i loro clienti. Meno italiani e meno commercianti dell'est europeo vengono a Prato a comprare dai cinesi perchè temono d'incappare in fornitori irregolari e controllati. molte aziende cinesi chiudono a Prato e riaprono in Emilia».

Non mancano i riflessi sociali. Polizia e carabinieri hanno registrato una crescita dei taccheggi da parte di cinesi. Spesso si rubano liquori. Marco Wong, rappresentante in Italia della comunità cinese, teme che «a Prato si potrà assistere a quello che vediamo a Milano: clochard cinesi in strada».

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(ASCA) - Torino, 2 feb - Raggiunto oggi a Roma dai sindacati l'accordo con IntesaSanpaolo per l'occupazione di circa 500 giovani disoccupati e cassaintegrati. I primi siti interessati dall'assunzione di cassa integrati sono Potenza, Lecce, l'Aquila e Torino. L'accordo e' stato firmato da Fabi con Dorcredito Fiba/Cisl Sinfub Silcea Ugl, e Uilca.

La trattativa ha permesso di raggiungere sostanziali garanzie e tutele rispetto alla proposta originaria della banca che prevedeva il solo contratto nazionale decurtato del 20% per i primi 4 anni.

La previsione di riduzione rimane confermata a fronte della stabilita' del posto di lavoro per tutti i nuovi assunti che avranno il contratto a tempo indeterminato. I nuovi occupati avranno da subito la previdenza aziendale, le prestazioni sanitarie, premio aziendale ad oggi previste per gli altri lavoratori.

Il Direttore Generale Francesco Micheli ha ribadito che in Romania verranno svolte le attivita' amministrative delle banche estere. L'accordo prevede inoltre il rientro in azienda di alcune attivita' come trasporto valori, archivio, sicurezza che oggi sono appaltate a societa' esterne con contratti al di fuori del contratto del credito.


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(ASCA) - Roma, 3 feb - ''Un accordo decisivo per creare nuova occupazione in Italia e limitare lo spostamento di attivita' fuori dai nostri confini. Adesso la speranza di un lavoro stabile per i disoccupati in Italia diventa realta' nelle aree di maggiore disagio del paese'', cosi' Mauro Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi, il sindacato bancario piu' rappresentativo, ha definito l'accordo sull'occupazione che e' stato siglato oggi tra Intesa Sanpaolo e sindacati del credito Fabi, Dircredito, Fiba Cisl, Sinfub, Silcea, Ugl e Uilca.

''La trattativa'', prosegue Bossola, ''ha permesso di raggiungere maggiori garanzie e tutele rispetto alla proposta originaria della banca. I nuovi occupati infatti, pur vedendosi decurtato del 20% il salario d'ingresso per i primi quattro anni, avranno comunque da subito la previdenza aziendale, le prestazioni sanitarie e il premio aziendale ad oggi previsti per gli altri lavoratori. E soprattutto verranno assunti con contratto a tempo indeterminato. Il Direttore Generale ha inoltre ribadito che in Romania verranno svolte solo le attivita' amministrative delle banche estere del perimetro Europa. Tra i punti importanti dell'accordo c'e' il rientro in azienda di alcune attivita' come trasporto valori, archivio, sicurezza e attivita' di supporto al Telephone Banking, che oggi sono appaltate a societa' esterne con contratti al di fuori del contratto del credito, e la conferma a tempo indeterminato di 400 lavoratori a tempo determinato in sevizio al 31 dicembre 2009 secondo criteri della maggior anzianita' maturata nel secondo semestre 2009''.

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A gennaio si accentua la «frenata congiunturale» delle richieste di cassa integrazione. Rispetto a dicembre, riferisce l'Inps, nel mese scorso si è infatti registrato un calo del 17% (84,5 milioni di ore contro 101,8 milioni) con punte più accentuate per la richiesta di ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) che registra una flessione del 20,78% (39,5 milioni contro i 49,9 milioni del mese precedente).

Rispetto a gennaio del 2009, quando la crisi ha cominciato a manifestare i suoi primi effetti sul sistema produttivo, c'è però stato un aumento del 186,6% del ricorso alla Cig. «Ma ancora a gennaio 2009 - sottolinea l'Inps - non si poteva fare ricorso alla cassa integrazione in deroga secondo le nuove norme varate ad aprile».

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Inatteso calo a gennaio per il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, al 9,7 per cento contro il 10 per cento del mese precedente, anche se secondo l'amministrazione Usa il mese scorso sono stati persi altri 20.000 posti di lavoro. Secondo il dipartimento del Lavoro, il miglioramento del tasso di disoccupazione è legato ai risultati di una indagine tra le famiglie, che ha mostrato un incremento di 541.000 unità sul numero di occupati. Il numero di perdite di posti viene invece calcolato con una indagine separata.

L'orientamento dei dati è risultato diametralmente opposto alle previsioni degli analisti: in media per gennaio stimavano un incremento del tasso di disoccupazione al 10,1 per cento, ma sul numero di posti un aumento di 5.000 unità.

Sono stati inoltre effettuate diverse revisioni sui dati dei mesi precedenti, in base alle quali ora il bilancio complessivo delle perdite occupazionali legate alla crisi economica sale a 8 milioni 400 mila posti di lavoro. E' della peggiore emorragia mai registrata fin da dopoguerra.

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MessaggioInviato: 08 02 2010 23:26    Oggetto: Rispondi citando


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Intesa Sanpaolo aprirà quattro nuovi poli di attività di back-office, dove verranno assunti in 1.100 tra apprendisti e cassintegrati. Lo prevede un accordo raggiunto con i sindacati (a eccezione della Fisac-Cgil) che stabilisce per i neoassunti una riduzione economica del 20% per i primi 4 anni, con il versamento della contribuzione previdenziale, l'assistenza sanitaria e l'erogazione del premio di risultato.

I quattro siti sono individuati sono a L'Aquila, Lecce e Potenza per la prima occupazione (da 150 addetti ciascuno) e Torino (100 addetti) per cassintegrati e disoccupati, inoltre è prevista la conferma di 400 tempi determinati e un numero di assunzioni aggiuntive pari ai prossimi pensionamenti. Nella presentazione dell'accordo il leader della Cisl, Raffaele Bonnani, ha sottolineato come «con l'applicazione di meccanismi contrattuali per le start-up si sia stimolata una grande azienda ad investire in Italia, soprattutto al sud».

Bonanni ha anche polemizzato con Bankitalia per la mancata applicazione del nuovo modello nella trattativa per il rinnovo del contratto: «Il nuovo sistema di regole ha avuto un'estensione pressoché totale. Nel settore creditizio abbiamo avuto qualche problemino al principio che è stato superato grazie al la nostra straripante rappresentatività sindacale. Tuttavia inspiegabilmente in Bankitalia questo sistema ancora non viene riconosciuto».

Immediata la puntualizzazione dalla Banca d'Italia, che spiega di aver formalizzato oggi stesso ai sindacati la proposta di cornice per l'intesa che recepisce l'accordo quadro raggiunto il 22 gennaio tra Governo e parti sociali (tranne la Cgil) con la durata triennale e l'adozione del nuovo indicatore per l'adeguamento al costo della vita (Ipca) al posto dell'inflazione programmata.

Tornando all'intesa tra Intesa San Paolo, Fabi, Fiba-Cisl, Silca, Sinfub, Ugl e Uilca è previsto che il polo in Romania svolgerà esclusivamente attività amministrative delle banche estere. «Abbiamo invertito la tendenza a delocalizzare - è il commento del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - con questo accordo che favorisce la creazione di nuovi poli in Italia anzichè nell'est Europa. Certo una rondine non fa primavera, ma considero questa intesa una risposta a chi dice che il sindacato non si occupa dei giovani».

A quantificare gli effetti delle deroghe contrattuali sui neoassunti è il segretario della Fabi, Mauro Bossola: «Nonostante la riduzione del 20% per il quadriennio i neoassunti guadagneranno oltre 14mila euro l'anno netti – ha detto – quindi più di quanto percepisce chi lavora nel commercio o un metalmeccanico. Ai cassintegrati andranno 14.700 euro netti l'anno, quindi oltre i 10mila euro netti previsti dall'assegno di cassaintegrazione. In aggiunta avranno i premi produttività e i buoni pasto, pari ad ulteriori 1.600 euro l'anno».

La segreteria della Fisac-Cgil, Graziella Rogolino, contesta la deroga al contratto nazionale che non prevede questo tipo di penalizzazioni: «L'accordo - spiega - prepara le condizioni per peggiorare per tutti il contratto che deve essere rinnovato entro l'anno. L'azienda avrebbe potuto utilizzare gli strumenti previsti dalla legge, comprese le riduzioni fiscali e contributive, senza aggiungere ulteriori penalizzazioni». Per la Fisac è un fatto «inaccettabile» che si registra in «una delle prime banche italiane, all'interno di un settore economicamente florido, con utili consistenti che paga lauti dividendi»

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MessaggioInviato: 09 02 2010 12:51    Oggetto: Rispondi citando

Opel (GM): verranno licenziati 8.300 dipendenti

Finanzaonline.com - 9.2.10/12:35

General Motors ha svelato oggi il nuovo piano per la controllata tedesca Opel. Saranno complessivamente 8.700 i dipendenti che verranno licenziati, 7 mila nella produzione e 1.300 tra vendite e amministrazione. Il nuovo piano di Opel prevede investimenti pari a 11 miliardi di euro entro il 2014. L'intento è di raggiungere il break even nel 2011 e ritornare alla profittabilità l'anno successivo.

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MessaggioInviato: 05 03 2010 19:16    Oggetto: Rispondi citando


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ROMA - E' in calo il ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria, mentre per quella straordinaria si registra un preoccupante incremento. E' questo il trend di febbraio, secondo quanto informa una nota dell'Inps che segnala anche l'aumento in un anno del 123,5%.

A gennaio sono invece calate le domande di disoccupazione (-2%) e di mobilità (-25%).

A febbraio, sono state autorizzate 95 milioni di ore di cassa integrazione, più di un terzo (38 milioni) di straordinaria, contro 37,4 milioni di ordinaria e 19,6 milioni di Cig in deroga. La cassa integrazione ordinaria conferma nel mese appena passato il decremento congiunturale: -5,38% rispetto a gennaio; il dato dell'industria è ancora più spiccato: -9,22%.

Complessivamente, nel confronto febbraio-gennaio 2010, si è registrato un aumento delle ore autorizzate pari al 12,42%. L'Inps sottolinea che nei primi due mesi dell'anno l'aumento tendenziale è stato del 149,3% con 179,6 milioni di ore complessive a fronte di 72 dello stesso periodo del 2009.

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